Il richiamo della terra di Nico Speranza

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Nico è così. Può sembrare un uomo riservato, diffidente, ma dopo averlo conosciuto la sua semplicità e l’innata estroversione esplodono, un po’ quel che accade con i suoi vini.
Mi ha subito accolto con un sorriso, così come si trovava, lasciando i lavori in cantina per dedicarmi il suo tempo. E dopo aver appreso i chilometri percorsi per giungere fin lì – nel fermano, a cavallo di due comuni arroccati sulle ripide colline che un tempo erano una roccaforte del territorio dominato dal castello di Monsampietro Morico – Nico Speranza si è premurato di invitarmi a pranzo per continuare a parlare, ringraziandomi anticipatamente per la visita e la strada fatta.

Non è difficile intuire la passione e l’amore profondo per la viticoltura, una sorta di «richiamo» che a un certo momento della sua vita è esploso, stravolgendo tutto: ha abbandonato il lavoro per ritornare alle origini, un amore antico trasmesso dal nonno, Domenico Vittorini, il quale gli ha svelato i segreti della vigna e della natura. Un approccio semplice, «senza tanti fronzoli e smancerie», come tiene a specificarmi: si fa quello che è necessario affinché la vigna cresca bene, dia bei frutti e di conseguenza buoni vini. E questi sono davvero lo specchio della sua filosofia. Semplici, per modo di dire, perché si presentano subito in bocca con un grande corpo, ma allo stesso tempo snelli e asciutti, tali da spiazzare anche chi ha una certa dimestichezza con gli assaggi. Non a caso Nico si diverte a tenermi sulle corde e mi apre «Marche Bianco 2010», che affettuosamente chiama «Bestia». Vino secco, caratteristica comune a tutti i suoi vini, ma di grande piacevolezza, intenso e profondo. Alla domanda: come mai vinifichi il sangiovese in bianco? La sua risposta, altrettanto semplice: perché in rosso lo fanno tutti! Chapeau! Effettivamente il sangiovese «bianco» è una rarità, ma nel caso della cantina Vittorini è necessario aggiungere un’altra eccezione: un uso diverso dell’«Incrocio Bruni». Tendenzialmente prodotto in purezza, qui usato con maestria con altri vini.

D’altronde, ogni viticoltore ha la sua filosofia, il suo credo da seguire. E lui crede in questo, in un modo coscienzioso di fare vino, partendo dal rispetto delle esigenze vegetative della vite, dall’uso oculato della tecnica in cantina e dal rispetto per l’ambiente.

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